
⭐⭐⭐⭐
Struggente e claustrofobico, contenuto almeno quanto spericolato, accompagnato da un tema sonoro epico che richiama quello di Interstellar, La Grazia è costellato di alcune delle trovate più geniali del suo autore, picchi emotivi di sottrazione e guizzi illuminati di stupore stanco, di conflitto grottesco tra equilibrio e desiderio spontaneo di sabotare ancora. Parthenope era un depistaggio continuo, motivo per cui forse aveva dato tanto fastidio, mentre questo film lo è fino a un certo punto. Fino ai minuti conclusivi. Perché dopo un dialogo telefonico che rappresenta un punto altissimo, a Sorrentino manca l’istinto animale di chiudere e la storia si perde in un finale dai buoni sentimenti fin troppo scaltro nella sua morbidezza, che smette di graffiare e frequentare il dubbio. Forse un cedimento. Oppure è un sabotaggio anche quello?
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