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Marty Supreme di Josh Safdie, la recensione

⭐⭐⭐⭐

Comunicare un film è importante più o meno quanto farlo. Lo sa Josh Safdie, che firma uno dei casi più riusciti di promozione aggressiva, come il suo protagonista sa che più è grande il sogno più è necessario anticiparlo con l’ossessione. E così da una parte distrugge l’ormai insopportabile e compiaciuta esaltazione del perdente, dall’altra disintegra la catarsi lineare del giocattolo da Oscar e trasforma la fuga per la vittoria in tragedia esistenziale. Contaminazione di generi asincronica guidata a folle da uno Chalamet antieroe finalmente straordinario, Marty Supreme è un gioco sporco sulla riproduzione (non) casuale, sull’inarrestabile orgasmo dell’ambizione. Chi vuole perdere, invece, si “accomodi” pure.

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