
⭐⭐⭐⭐⭐
Dopo il capolavoro autobiografico The Fabelmans, Spielberg sembra non volersi fermare. Anzi, riparte dalla propria essenza più incontaminata per dischiuderla all’ennesima potenza. Il codice primario del suo cinema è da sempre incastonato nella magia originaria e non originale dell’immagine, nella struttura classica e ancestrale della narrazione, nella fusione incondizionata con il linguaggio universale e l’immaginario comune. Apparentemente banale, già visto, in realtà “ri-velazione”. Per questo gli alieni e gli UFO sono raffigurati esattamente come nell’iconografia più inflazionata, la “verità” pescata nell’oceano del complottismo più avvincente, il finale ipnotico anche se facilissimo da indovinare. E allora tutto prende le sembianze di una grande scusa, di un pretesto per svelare al mondo ancora una volta la meraviglia nuda, l’intelligenza arte-ficiale del cinema.

Lascia un commento